Note varie

Nel 2006 votammo tutti No...

Di  seguito la sintesi da La Repubblica.it dei punti principali della Riforma Costituzionale promossa e votata dal Governo Berlusconi nel 2005/2006 e bocciata nel referendum del Giugno 2006.

IN quel Referendum  si pronunciarono in modo contrario e votarono No  il presidente della  repubblica Napolitano, quasi tutti i principali quotidiani, il Pd e tutti i partiti di centrosinistra, lo stesso Renzi,i Sindacati, l' ANPI etc..

Le uniche due differenze che vedo io sono sui poteri del premier che nel 2006 erano ancora più' forti ( ma sono piuttosto forti anche nella Riforma attuale che bisogna sempre pensare abbinata ala legge elettorale Italicum che ha un premio di maggioranza veramente spropositato) e sulle materie di competenza regionale.

Tutto il resto era identico alla Riforma del Governo Renzi: superamento bicameralismo perfetto, diminuzione di circa 250  tra deputati e senatori, senato federale eletto contemporaneamente ai consigli regionali.Difficile capire perché' votammo tutti No allora è oggi dovremmo votare Sì.

Anche Renzi e tutto il Pd votarono contro quella Riforma che pure conteneva la diminuzione del numero dei parlamentari e che superava il bicameralismo perfetto. lo fecero per salvare la loro poltrona come dice oggi Renzi a chi e' per il NO o lo fecero (come facciamo noi  oggi) perché' non concordavano su alcuni dei punti sostanziali della Riforma?

 

 Da La Repubblica.it 2006

ROMA - Arriva il premierato forte, accompagnato da devolution, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto. La riforma della Costituzione che il Senato ha approvato, riscrive in gran parte la seconda parte della carta costituzionale approvata nel 1947. Il nuovo sistema prevede un primo ministro scelto direttamente dagli elettori (anche se il suo nome non sarà stampato sulla scheda), con grandi poteri (nomina e revoca dei ministri, scioglimento della Camera) e meno vincoli per la realizzazione del programma di governo. Ecco, punto per punto, i punti salienti della riforma, nella ricostruzione della agenzia Ansa. Con l'istituzione del Senato federale della Repubblica, quale Camera rappresentativa degli interessi del territorio e delle comunità locali, arriva la fine del bicameralismo perfetto. Il nuovo Parlamento - Il Parlamento si compone della Camera e del Senato federale della Repubblica. Un taglio ai parlamentari - La Camera sarà l'organo politico, costituito da 518 deputati, di cui 18 eletti all'estero. I deputati a vita, nominati dal Presidente della Repubblica, prendono il posto dei senatori a vita e possono essere 3; di diritto sono deputati gli ex Presidenti della Repubblica. L'età minima per essere eletti scende a 21 anni (adesso è 25). Senato federale - Palazzo Madama cambia natura. L'assemblea dei senatori perde il potere di sfiduciare il premier, che resta, con nuove regole, prerogativa esclusiva della Camera. I senatori saranno 252, eletti in ciascuna Regione contestualmente ai consigli regionali. Ogni regione dovrà eleggere almeno sei senatori (ma a Molise e Val d'Aosta ne spettano rispettivamente due e uno). A loro si sommeranno i 42 delegati delle Regioni. Sarà eleggibile chi ha 25 anni (oggi la soglia è di 40 anni). Contestualità piena - L'elezione del Senato avviene contestualmente a quella dei consigli regionali. In caso di scioglimento anticipato di un consiglio regionale, il nuovo resta in carica solo fino alla fine della legislatura del Senato. Solo tre deputati a vita - Il presidente della Repubblica può nominare deputati a vita, ma il loro numero totale non può essere superiore a tre. I senatori a vita in carica mantengono il loro seggio. Cambia l'iter delle leggi - La Camera esamina le leggi riguardanti le materie riservate allo Stato. Il Senato può chiedere di riesaminarle (serve una richiesta di due quinti dei senatori), quindi il testo torna alla Camera, che decide in maniera definitiva. Il Senato esamina le leggi riguardanti le materie riservate sia allo Stato che alle regioni (materie concorrenti), ma anche le leggi di bilancio e la finanziaria. La Camera può chiedere di riesaminarle (su richiesta dei due quinti dei deputati). L'elezione del Capo dello Stato - Il presidente della Repubblica è eletto dall'assemblea della repubblica, composta da deputati, senatori, presidenti delle regioni e da tre delegati per ciascun consiglio regionale. Poteri - Il presidente della Repubblica è garante della Costituzione e rappresenta l'unità federale della nazione. Può inviare messaggi alle Camere, promulga le leggi, indice i referendum, nomina i presidenti delle authority, ha il comando delle forze armate, presiede il Csm e ne designa il vicepresidente, presiede il consiglio supremo della difesa, può concedere la grazia e commutare pene (senza necessità di proposta e controfirma del ministro della Giustizia). Perde invece il potere di autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge del governo, quello di sciogliere le Camere e quello di scegliere il primo ministro. Premier più forte - Aumentano vistosamente i poteri del primo ministro. La sua elezione, di fatto è un'elezione diretta: nelle elezioni i candidati premier si collegano ai candidati all'elezione della camera. Sulla base dei risultati il capo dello stato nomina primo ministro il leader della coalizione vincente. Per insediarsi non ha bisogno della fiducia della Camera. Tra i suoi poteri, quello di nomina e revoca dei ministri e quello di sciogliere la Camera. Di fronte a questa decisione, però, i deputati della maggioranza (senza ribaltoni) hanno il potere di indicare un nuovo premier. Se invece la camera vota una mozione di sfiducia contro il primo ministro, c'è lo scioglimento automatico dell'assemblea. Csm - Con le nuove regole i componenti del Csm sono eletti per un terzo dal Senato federale (integrato dai presidenti delle regioni) e per due terzi dalla magistratura. Roma capitale - A Roma viene riconosciuto lo status di capitale delle Repubblica federale. Gode di una sua autonomia sulle materie di competenza regionale, nei limiti stabiliti dallo Statuto della Regione Lazio Devolution - Alle Regioni viene attribuita la competenza esclusiva sull'organizzazione della Sanità, l'organizzazione scolastica (compresa la parte riguardante i programmi scolastici di interesse regionale) e la polizia locale. Introdotta una clausola di interesse nazionale: Il Governo può bloccare una legge regionale che pregiudichi l'interesse nazionale. Della questione si occupa il Senato; se la Regione non cambia la legge incriminata, il Senato può chiedere al capo dello stato di abrogarla. Corte Costituzionale - I giudici costituzionali sono 15: quattro li nomina il capo dello Stato, quattro la magistratura, sette il Senato federale integrato dai presidenti delle Regioni. Prevista l'incompatibilità tra incarico di giudici e membro del Parlamento o di un consiglio regionale. Dalla scadenza dell'incarico , i giudici non potranno per cinque anni entrare nel governo, nel Parlamento e ricoprire incarichi pubblici. A pieno regime dal 2011 - La riforma entrerà in vigore dalla legislatura. Ma solo dal 2011 la parte riguardante la riduzione dei parlamentari e la contestualità dell'elezione del Senato e delle Regioni. Quorum per referendum costituzionale - Cambiano le regole per il referendum confermativo delle leggi costituzionali. Perchè sia valido dovrà votare almeno la metà più uno degli aventi diritto. Altra novità: il referendum potrà essere chiesto anche se la legge costituzionale viene approvata in Parlamento con la maggioranza dei due terzi: in questo caso non c'è bisogno di alcun quorum per la validità del referendum. Nuove regioni - Per cinque anni dopo l'entrata in vigore delle riforme, sarà possibile dar vita a nuove regioni (purchè abbiano almeno un milione di abitanti) con una procedura semplificata rispetto a quellaprossima attuale. (11 giugno 2006)