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da raffaella chiodo. ricordo di Mandela
Grazie Madiba padre e maestro di tutti noi.

Una persona gentile, una lotta gentile. Una determinazione umana e politica giusta e gentile. Non c’è nulla di più vero per chi come me, per la mia generazione e per quella dei nostri genitori. Una forza immensa, un esempio dal tono sempre delicato e modesto ma politicamente fortissimo.

 
Non riesco ad immaginare la sconfitta dell’apartheid senza la sua guida intelligente umana.

 

Nella storia in tanti hanno deluso dopo lotte, rivoluzioni, conquiste. Lui no. Mandela mai. Forse ha dato anche il meglio di se dopo la sua liberazione dopo 27 anni di prigionia, di duro isolamento, di lavori forzati
Ha saputo guidare e costruire la fase di transizione dalla sua liberazione e la fine della messa al bando dell’African National Congress alla realizzazione delle prime elezioni libere e

democratiche del Sud Africa. Una fase delicatissima dove si sono messe le basi della nuova impalcatura democratica e sociale della nazione arcobaleno. In quegli anni ho avuto la fortuna di seguire quel processo da vicino e l’insegnamento che ha prodotto su di me e su chi ha vissuto quei passaggi istituzionali e politici, è incalcolabile, profondamente delineante la forma mentis del presente e del futuro.

 

Un solco che ha impresso un'identità solidale e politica a tutte le azioni di lotta contro il razzismo, per la liberazione dei popoli e la lotta alla povertà che succesivamente abbiamo costruito. Quella che una volta chiamavamo internazionalismo. Un termine che ha in se più che un'evocazione antica, un senso altamente moderno per chi crede ancora che un mondo diverso e più giusto sia possibile e che se gli uomini e le donne lo vogliono è possibile davvero. Lo ha detto bene oggi Barak Obama nel ricordare cosa per lui ha rappresentato la figura di Mandela.

Ci ha insegnato che l’inesorabile si può sconfiggere. Che l’utopia è sana ed possibile che si avveri se la lotta è giusta e se viene mantenuta una lotta rigorosa moralmente e politicamente. Le tante lotte per la fine dell’apartheid, le tante raccolte di firme per la sua liberazione, l’impegno della società civile, delle associazioni, i partiti i sindacati, le Università, i Comuni e altre istituzioni, così come il mondo della cultura della musica e in modo straordinariamente importante il mondo dello sport, hanno tessuto negli anni una tela capillare fatta di uomini e di donne per l’isolamento del regime dell’Apartheid e poi il suo superamento, la sua definitiva sconfitta politica. Tutto questo è senz’altro stato possibile perchè aveva una statura morale altissima e salda.

Lo sport ha saputo fare la sua parte. Mandela gli assegnava e riconosceva tutta la potenzialità che questo poteva esercitare, prima durante la lotta e poi nella difficile costruzione della nazione arcobaleno. Non a caso queste sono state le sue parole: "Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirarare, il potere di unire le persone come poche altre cose sono in grado di fare. Parla ai giovani in una lingua che capiscono. Lo sport può creare speranza, dove una volta c'era solo disperazione. È più potente dei governi nel abbattere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia a ogni tipo di discriminazione." La  UISP ha fatto la sua parte negli anni della lotta contro l'apartheid partecipando e promuovendo iniziative per la denuncia dell'odioso regime della segregazione razziale e promuovere il suo isolamento economico e politico, prendendo parte attiva anche nella struttura specificamente promossa dalle Nazioni Unite per lo Sport contro l'apartheid. 

Il Premio Nelson Mandela, nella sua prima edizione a Perugia nel 1990 e poi l'ultima edizione nel 2010 a Johannesburg durante i Mondiali di Calcio in Sud Africa, ne sono una testimonianza importante di cui essere fieri oggi. Nella lotta al razzismo e ogni forma di discriminazione che ogni giorno portiamo avanti  nelle palestre, nelle mille attività che costruiamo nei territori e nei Mondiali Antirazzisti dove trovano il loro straordinario culmine coinvolgendo migliaia di ragazze e ragazzi in una rinnovata forza e fiducia in un mondo migliore. Un luogo dove si incontrano persone unite dalla convinzione che il razzismo debba essere relegato solo in un Museo, non nel dimenticatoio ma in una continua e fertile capacità di guardarlo in faccia senza indugi e con coraggio quando si manifesta e sapere che non sarà mai sconfitto se non siamo noi a tenere sempre vigile la guardia, sforzandoci di leggere e interpretare ciò che accade nella nostra società, favorendo processi di incontro, conoscenza, amicizia e così la forma più reale e semplice di integrazione. Questi gesti sono la concreta testimonianza di come possiamo essere migliori. Queste azioni sono il modo più umano e giusto per offrire il nostro tributo a un grande uomo e a un padre che ci accompagnerà sempre. "Il lungo cammino verso la libertà", quella piena quella giusta, è ancora davanti a noi e noi non dobbiamo dimenticare, sapendoci rinnovare ogni giorno. 

Oggi la sfida in Italia è la lotta per la cittadinanza sulla base del principio dello "ius soli" delle donne e degli uomini migranti, la chiusura dei CIE  e assicurata  l'accoglienza per chi fugge dalla povertá e dalla guerra. Su questo fronte ispirati da Madiba continueremo a lottare fino a che non saranno affermati questi diritti umani e inalienabili.

Raffaella Chidodo Karpinsky